L’imbarazzo di non riconoscere la voce

oggi mi sono tagliata

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i capelli, prima a grandi ciocche, prendevo quelle più lunghe e le tagliavo vicino alla testa. Continuavo a tagliarle finchè in testa non rimanevano dei cespugli dubbiosi di capelli.

Allora ho preso il rasoio e mi sono rasata a zero.

Mentre lo facevo il brivido dell’indietro-non-si-torna mi teneva gli occhi fissi al rosa pallido che si faceva strada sulla mia nuca nuda.

In qualche minuto ero spoglia della mia personalità, di quello che avrei definito il mio ego-capelluto. Quei maledetti capelli ricci. Quando è una cosa a darti personalità alle volte viene il nervoso.

Veramente non sarei me medesima reverenda Rossana se non avessi questi capelli.

Capita però certe notti che il mondo, quasi tutto direi, facciamo tutto, si accalca in orda contro i vetri e sbatte le mani.

Un frastuono terribile e sotto la sassaiola dell’ingiuria, inseguita dai cani, cerco di far perdere le mie traccie, il mio odore, la fonte inevitabile del mio sguardo.

In passato, quando mi era capitato di buttar via i capelli che mi tagliavo dedicavo loro un trattamento di riguardo, come a dover gettare via una salma, un braccio, un gatto.

Come dicevo all’inizio, oggi mi sono tagliata i capelli e li gettati tutti nel cesso. Senza pensarci due volte ho pisciato. Mentre facevo questo ho avuto una sensazione strana e mi sono sentita come se mi stessi pisciando in testa da sola. Con sospetto ho guardato i capelli, senza indugiare oltre ho tirato l’acqua e sono venuta a scrivere del mio straniamento

Written by TheMonkey

November 19, 2008 at 4:35 pm

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