L’imbarazzo di non riconoscere la voce

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Il talento dei movimenti sta nella naturalezza di certi corpi.
Certi altri, dal canto loro, sono un po’ vermi, un po’ patetici, stirati lucidi sotto la luce di alcuni riflettori.

Quando capita che questi ultimi corpi ballino, essi non sono gruppo, sono sforzi meccanici che schioccano e stridono illuminati, proprio loro, da una luce decisa.

Il talento degli altri corpi invece sta nella loro naturalezza,
nel poterli osservare e non pensare che sotto ai vestiti, di certo, non serbano niente. Hanno un sorriso, uno scatto, una scritta che è un tutt’uno con la loro pancia, con i centimetri di pelle dei gomiti e della schiena. Ogni sguardo e accenno è la parte del tutto, una sofferenza globale così come una gioia unita.

A guardare queste masse uniche, queste essenze compatte, il corpo meccanico scandisce gl’ingranaggi che lo compongono. “Probabilmente” pensa, “anche loro hanno o avevano degli ingranaggi” ed ha ragione. “loro però li muovono tutti insieme, fino a farli dimenticare dei denti e dei ritmi”. Lo sguardo di questa disomogenea meccanicità sta li ma ogni punto della sua pelle vorrebbe andarsene per i fatti propri. “Stanno ancora insieme” sospetta lui “finchè le forse centrifughe non si compenseranno, finchè non ci saranno cinque che vogliono stare, cinque andare da una parte e cinque da un’altra. Quando un cinque diventerà un sei e un sei mangerà un otto allora tutti i bulloni, magnetizzati, sfuggiranno all’equilibrio del centro e lo sguardo non sarà più in un luogo ma in tanti.” Uno sguardo in tanti luoghi ma contemporaneamente ancora uno unico è l’atto dello smembramento.

Gli altri esseri, gli sguardi fluidi e abili al ritmo, rimarranno in sè e tra loro, e non faranno caso che di lontano, dal punto di vista del tempo che passa, sguardi diversi, si sono disgregati, alla vista incredibile di una spontaneità insperata.

Written by TheMonkey

January 31, 2009 at 5:54 pm

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One Response

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  1. che maestria nelle parole…

    Rea

    February 4, 2009 at 10:30 pm


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