L’imbarazzo di non riconoscere la voce

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Il sapore dell’asfalto era la prima cosa che sentivo alla mattina. Dopo vent’anni a sbavare su un cuscino ora sbavavo sul materiale ruvido su cui scivolavano le macchine giorno e notte, catrame e pietruzze. Le ossa scricchiolavano e si snodavano a scatti, un leggero odore di smog e pane appena sfornato accompagnava il rituale di appoggiarsi al muretto e concettualizzare l’idea del primo caffè della giornata. “Il nostro paese” parafrasando Kassovitz e preparando la caffettiera “è un pugno di persone in caduta da un palazzo di cinquanta piani. Stringono i denti, chiudono gli occhi e si concentrano sul pensiero che la caduta non è reale. Alcuni, poche decine, con mezzo occhio aperto capiscono che stanno cadento ma non cercano appigli. Sfiorando la superficie del palazzo, di piano in piano si ripetono, fino a qui, tutto bene, fino a qui, tutto bene, fino a qui, tutto bene. Così pensano e sono convinti che il problema della caduta non li riguardi, ed in un certo senso hanno anche ragione. Il problema, infatti, non è la caduta o la resa incondizionata alla caduta, ma l’atterraggio.” Mentre l’odore del caffè avvolge il mio angolo di strada cerco di ricordarmi quando era iniziata la caduta e se io avessi fatto qualcosa per rallentarla in qualche modo ma la domanda cede il passo al caffè e ai pensieri dei denti stretti e degli occhi chiusi. La caduta non esiste.
— Viaggio sulla luna, leggerezza sanguinaria del non cadere. Eric K. Hudson. Minnesota. 2009. Ed. Le Parole Trai Denti.

Pseudonimamente sempre io.

Written by TheMonkey

March 18, 2009 at 9:32 am

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