L’imbarazzo di non riconoscere la voce

Vanità di vanità, la frivolezza di essere disobbedienti

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Le parole del sempre stimato Celestini e della sua Rivoluzione mi abitano spesso il risveglio o le pedalate serali o ancora i lunghi tragitti in macchina. Prima, con un filo di rabbia, pensavo “tra cinque minuti comincia la rivoluzione, tra cinque minuti comincia la rivoluzione, tra cinque minuti comincia la rivoluzione”. Poi un sabato è sceso in piazza il “popolo” che avevo in mente, un pugno di un migliaio di persone, un popolo festoso, disomogeno, pronto a fare il gatto e il topo con la polizia per poter percorrere qualche metro di libera strada.

Quando la giornata è culminata si faceva sera e  scattate le foto per cui ero lì, sono tornato a casa per cenare. Ho imboccato una via e poi un’altra fino ad incontrare un banchetto della Destra a due minuti dal corteo. Sereni e tranquilli smontavano il banchetto. Poco più in là ancora trovavo la curata sede elettorale di Guazzaloca e di lì a poche ore una bomba, per certi, forse bombetta, per altri, inquietava il pratello e spettinava la sede della Lega Nord.

Ecco, dopo tutto questo io ho preso il mio autobus verso casa e Celestini, dal sedile dietro al mio si è messo a cantare, “Verrà quel giorno, il giorno è venuto, che le parole usciranno trai denti“. Parole sante, un pezzo che parla di come il popolo abbia barattato dignità e diritti per un piatto di lenticchie.

Le parole usciranno dai denti.. quella rabbia incontenibile che mi prende le mani quando vedo il “popolo” subirne una dopo l’altra e ancora in piazza, quando capita, le faccie sono sempre le stesse e così come i discorsi. Gli stessi dieci parlano della stessa rivoluzione, della stessa azione, della stessa speranza di cambiamento.

Ma lo scontro ha valore? Continuare a recitare la parte della minoranza chiusa a falange che tira pugni verso l’alto della piramide, è maturo?

Gli “attivisti” puntano il dito verso l’alto mentre il tizio che gli sta accanto vota il ringhio sordo della sicurezza, lascia passare lo sfruttamento del capo perchè è concentrato sull’immigrato che gli ruba un posto di lavoro. I manifestanti si chiudono su di loro come le persone si attorcigliano attorno alle solide gambe di chi demagogicamente dice “Me ne frego, Che se ne tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla a parlare con le scimmie“.

Le persone per le strade, le vecchie come gli adolescenti, vedono un mondo complesso, iperculturale, un’identità sempre più complessa da creare e mantenere. Dall’alto non verranno più i mezzi per confrontarsi col mondo perchè quei mezzi sono ponti che uniscono le persone dal basso e creano cittadinanza. Dall’alto verranno solo servizi televisivi ad-hoc o “ad-massa”. Dall’alto si favorirà solo una massa di individui, come un pugno di biglie che si possono raccogliere in un sacchetto senza fatica ma che comunque rimangono divise al suo interno, incapaci di legare, formarsi e agire.

Un movimento che voglia e senta di volere un paese diverso dovrebbe creare apertura, creare connessioni e incontri. Dovrebbe prendere una vecchietta e portarle l’immigrato, spiegarglielo, fargli sentire la sua storia e le sue difficoltà e lo stesso fare con l’immigrato. Invece di scontrarsi con i “fascisti” in piazza, cercare di capire chi sono le persone, cosa pensano e perchè lo pensano. La gente è terrorizzata dalla schiamazzata crisi e dalla schiamazzata immigrazione e in mancanza di cittadinanza vera, si affida al primo che appaga gli istinti più bassi e irrazionali. In un gruppo di cittadini, in una molecola sociale non basta che un politico gridi più forte per riempirsi le urne di voti. Se dal basso, e ottimisticamente dall’alto, si ricostruirà un tessuto sociale intenso e attivo allora davanti all’oppressione operata una classe politica corrotta reagiranno tutti e non scenderanno in piazza i “soliti noglobal, non-studenti dell’onda, teppisti, terroristi e così via”.

Una minoranza in protesta è il caproespiatorio di ogni imbonitore di piazza, una cittadinanza attiva e consapevole non incontrerà etichette sulla sua strada se non quelle che straccierà nell’elezione democratica di amministratori responsabili.

Written by TheMonkey

March 24, 2009 at 11:04 pm

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One Response

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  1. Alle volte vorrei dire “che se ne restino nel loro paese di m***a a mangiare pizza”. Ma sono opinioni personali.

    Negli ultimi mesi ho sempre udito le minoranze denigrate e schernite, soprattutto quelle che protestano. Le maggioranze paiono essere sorde e dotate di pessimo umorismo.

    Rea

    April 11, 2009 at 9:11 pm


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